Onorevoli Colleghi! - La didattica e la formazione culturale degli studenti - di qualsiasi livello essi siano - insieme alla ricerca scientifica per la prevenzione delle malattie e per il progresso della salute sono i compiti principali del sistema delle università italiane, siano esse pubbliche o private accreditate.
Le facoltà di Medicina e chirurgia non intendono sottrarsi a questi compiti, anzi è in atto una intensa attività volta ad incrementare l'impegno in questi campi in una competizione armonica di sistema ed anche per competere ai livelli di assoluta eccellenza con le facoltà mediche delle università europee e internazionali.
Tra la didattica e la ricerca scientifica vi è, evidentemente, un nesso non scindibile, posto che la formazione del sapere medico si nutre della ricerca scientifica e dei risultati che questa consegue.
Non vi è dunque separazione tra didattica e ricerca, laddove si ricordi che l'evoluzione delle conoscenze (in qualsiasi campo della cultura e in particolare in quello delle scienze biomediche) è talmente veloce da far considerare superate le acquisizioni fatte anche da pochi anni.
Il legame tra didattica e ricerca è bidirezionale, laddove si consideri il fatto che la trasmissione ai più giovani - in corso di formazione del loro background culturale - consentirà ad essi di giungere alla fine del corso di studio con una formazione completa e aggiornata.
L'università, in armonia con la legislazione vigente, è la sede primaria della formazione dei giovani e delle future classi professionali e dirigenti; essa è altresì sede primaria della ricerca scientifica.
È solo nell'ambito istituzionale universitario che è possibile ritrovare contemporaneamente
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le professionalità e le risorse umane in grado di dare la risposta più qualificata alle istanze di formazione e di sviluppo, nell'ambito della formazione medica e della ricerca scientifica sanitaria sia di base sia applicata.
Diversamente da quanto avviene in altri ambiti organizzati, ad esempio nelle aziende unitarie del (SSN), le facoltà di medicina e chirurgia hanno il compito di formare professionalmente le giovani leve della sanità, occupandosi anche delle loro specializzazioni sanitarie.
Per queste ragioni è stato consentito alle università e alle facoltà di medicina chirurgia di attivare - su tutto l'ambito territoriale italiano - le scuole di specializzazione.
Nell'ambito della formazione professionale, le facoltà di medicina e chirurgia svolgono anche il compito della formazione culturale e professionale per altre figure sanitarie, con l'istituzione e l'attivazione dei corsi di studio di 1o livello per le professioni sanitarie.
In questa maniera si formano, da alcuni anni, gli infermieri professionali specializzati, i logopedisti, i tecnici di radiologia sanitaria, i tecnici sanitari specializzati, gli igienisti ambientali e ortodentali e numerose altre figure rese indispensabili nella sanità odierna ormai arrivata a livelli sempre più alti di specializzazione.
È evidente che c'è una ampia e graduata offerta di formazione sanitaria che impegna le facoltà di medicina e chirurgia.
L'esigenza formativa si arricchisce dell'impegno e dei risultati della ricerca scientifica ottenuti nell'ambito del sistema universitario oltre che dagli apporti provenienti dal lavoro continuo di tutti coloro che con passione e sacrificio operano per il progresso del sapere e per il miglioramento delle cure contro la malattia.
L'assistenza sanitaria, che impegna anche le facoltà di medicina e chirurgia, rappresenta dunque lo strumento funzionale con cui le facoltà raggiungono i loro obiettivi istituzionali principali, ovvero la formazione e la ricerca scientifica. Questo è un chiaro presupposto che è necessario sottolineare anche alla luce delle tante norme che da anni incidono pesantemente sulle attività e sul funzionamento delle facoltà di medicina e chirurgia e sulle quali occorre avviare una seria e profonda riflessione.
Le disposizioni che si sono succedute in materia - dal decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, concernente lo stato giuridico del personale delle unità sanitarie locali, al decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, recante il riordino della docenza universitarie, al decreto del Presidente della Repubblica 4 marzo 1982, n. 371, concernente il regolamento per l'amministrazione universitaria, fino al più recente decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517, disciplinante i rapporti fra Servizio sanitario nazionale e università - hanno determinato un progressivo sovvertimento dell'ordine e dei criteri con cui le facoltà mediche hanno risposto ai loro obblighi istituzionali.
I risultati, che sono evidenti e sotto i nostri occhi, determinati dall'applicazione delle predette norme hanno consentito che la «subordinata funzionale» - quale è in questo caso l'assistenza sanitaria - abbia occupato quasi per intero l'impegno dei docenti della facoltà di medicina e chirurgia, sottraendoli spesso ai loro obblighi primari di didattica e di ricerca scientifica.
Si è dunque venuta a determinare una condizione di oggettiva difficoltà a svolgere ai livelli più qualificati l'impegno professionale nei due ambiti istituzionali che, non dimentichiamolo, sono le ragioni forti in base alle quali i docenti della facoltà di medicina e chirurgia hanno scelto l'impegno per e nella università.
Ciò differentemente dalla scelta di operare solo in favore dell'assistenza al malato, che è propria dei tanti professionisti che con successo lavorano nelle aziende sanitarie locali di qualsiasi livello e indirizzo.
D'altro canto, poi, il citato decreto legislativo n. 517 del 1999 ha soppresso trattamento economico di equiparazione
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del quale gli stessi usufruivano, prevedendo un trattamento aggiuntivo in relazione all'incarico e ai risultati ottenuti; con la conseguenza che, avendo il nuovo contratto collettivo del comparto sanità conglobato nello stipendio tabellare l'indennità integrativa speciale, una quota dell'indennità di posizione e una quota della indennità di risultato, si riduce il trattamento aggiuntivo di funzione e di risultato dei medici universitari.
Questi ultimi, pertanto, a fronte di un doppio impegno rispetto ai dirigenti ospedalieri, hanno un trattamento economico non solo non equiparato agli ospedalieri, ma addirittura ridotto a seguito del nuovo contratto ospedaliero che ha aumentato lo stipendio tabellare, riducendo le indennità di posizione e di risultato.
Sono, peraltro, ormai evidenti le criticità emerse dall'applicazione - talora troppo pedissequa e non del tutto rispettosa dello status del docente - di norme nate per la razionalizzazione e per il miglioramento delle funzione del SSN e poi traslate in toto anche per le funzioni di assistenza svolte dalle facoltà di medicina e chirurgia e quindi ai docenti della facoltà di medicina e chirurgia.
È divenuto difficile per i docenti medici lo svolgimento delle loro funzioni istituzionali con l'impegno anche di assistenza sanitaria; si è anche reso critico il rapporto tra la dirigenza delle aziende ospedaliero-universitarie con la dirigenza sanitari, costituita in grandissima parte da docenti, ed altresì si è resa difficile la sinergia tra le facoltà di medicina e chirurgia, quali enti erogatori, di servizi formativi agli studenti e le aziende ospedaliero-universitarie.
Dal quadro delineato risulta oggi evidente la necessità di predisporre un intervento volto ad affrontare in maniera esauriente il problema delle facoltà mediche che devono utilizzare la loro funzione assistenziale per sostanziare operativamente la didattica e la ricerca scientifica.
L'obiettivo principale, per la facoltà di medicina e chirurgia, deve essere sempre quello di rendere efficace la formazione dei giovani, la loro professionalizzazione e dare lo spazio più ampio possibile all'impegno dei docenti (e anche alle altre figure impegnate per la ricerca scientifica medica) nell'ambito dello sviluppo e della innovazione scientifica.
È giunto il momento di ripensare l'organizzazione del sistema delle attuali aziende universitarie sanitarie, con le quali le facoltà di medicina e chirurgia operano per gli impegni istituzionali, diversificando queste aziende anche da quelle che operano nell'ambito del SSN.
Si deve operare affinché resti alle nostre spalle un complesso sistema di norme che ha reso difficile il lavoro dei docenti delle facoltà di medicina e chirurgia per creare un nuovo sistema che metta la formazione e la ricerca in cima agli obiettivi da perseguire; un sistema che renda efficace l'adempimento del compito dell'assistenza sanitaria che dovrà avere valore di mezzo per raggiungere i livelli più competitivi e moderni della formazione e della preparazione professionali per gli studenti delle facoltà e dei corsi di studi medici.
La strada da intraprendere, per raggiungere questi prestigiosi traguardi, è quella di trasformare tutte le attuali aziende universitarie sanitarie in istituti per la ricerca sanitaria e per la formazione medica (IRSFM).
A questi nuovi istituti, che dovranno prendere il posto delle aziende ospedaliere universitarie, spetterà il compito di insegnare, formare, ricercare e professionalizzare ai livelli più alti, come è obbligo del sistema universitario impegnato nella alta formazione dei giovani e delle future classi dirigenti del nostro Paese.
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